Legrottaglie si racconta a La Stampa
TORINO - Che prenda a calci il pallone o sfogli la Bibbia, Nicola
Legrottaglie fa lo stesso mestiere: il difensore. Radicale, se necessario.
Il difensore della Juve racconta la sua fede di cristiano evangelico.
«Personalmente sono accusato di essere un "estremista di fede" - racconta il
giocatore della Juve nelle ultime pagine dell'autobiografia - solo perché ho
una visione diversa su certi argomenti che oggi sono dati per scontati,
assodati e digeriti». Lui, invece, si fa guidare dal suo personalissimo Gps,
come disse una volta, le Sacre Scritture. Con toni vagamente da crociata,
traccia così il suo cristiano (evangelico protestante) vademecum,
dall'eutanasia all'aborto, per un perfetto manifesto teocon. «Siccome, per
molti, staccare la spina a un essere umano ancora vivo è un passo avanti, e
io sono contrario - scrive - allora quello strano sono io.
Siccome, per molti, che una donna abortisca è un segno del progresso, e per
me invece è un grave atto contro la vita, allora quello strano resto sempre
io. Siccome, oggi, il sesso vorrebbero insegnarlo anche a scuola, con non
meglio specificate ore di "educazione sessuale", mentre io credo
nell'importanza della castità e del preservare il corpo, allora
l'integralista religioso sono io. Non ci faccio caso, prego per loro».
«Fratello Nicola», come lo chiamano i colleghi di fede, ha idee piuttosto
chiare anche sull'omosessualità: «Oggi viene vista come una moda, una
maniera come tante per essere contro. Nella Bibbia c'è scritto chiaro e
tondo che l'omosessualità, sia maschile che femminile, è peccato». Non
giudica i gay («Fanno parte del mio prossimo e quindi li amo»), ma qualche
istruzione la fornisce: «Da etero e cristiano consiglio loro di leggere la
Bibbia. E per quelli che vorranno, le mie riunioni del lunedì sono aperte.
Il caso che ho citato in precedenza, un gay che oggi ha moglie e figli, la
dice lunga».
Precetti cristallini anche sulla «fecondazione artificiale», da far invidia
all'onorevole Paola Binetti. «Fecondare in laboratorio è qualcosa di
fantascientifico - scrive nel capitolo "Utopia contro il Male" - e la prima
immagine fredda che mi viene in mente pensando a certi luoghi è soltanto la
morte, laboratori dove appunto tutto è conservato in frigoriferi speciali».
Pratiche da anatema: «Giocare al piccolo chimico con la vita, con quella
parolina che spetta solo a Dio, mi fa molta paura».
Ci si potrebbe affidare alla politica, ma Legrottaglie ci ha rinunciato
presto: «Io non so se, nella politica, oggi ci sia qualcosa che assomigli ai
precetti cristiani. Ho votato da ragazzo, anni fa, appena compiuti i
diciotto anni e non sono mai più andato in una cabina elettorale. Ricordo
che votai Berlusconi: mi era simpatico ed era presidente di un grande Milan,
allora».
La richiesta del difensore bianconero sarebbe semplice: «Per come vedo
scivolare verso il basso la società di oggi, mi piacerebbe molto che
qualcuno si impegnasse concretamente a far valere la morale cristiana
all'interno della vita di tutti giorni». Figurarsi due anni fa, quando
Legrottaglie rischiò di finire «in terra musulmana». La Juve se ne voleva
liberare, e da Istanbul spuntò la ricca offerta del Besiktas («Mi sarei
sistemato a livello di finanze»), ma la riserva di fede era robusta: «Ero
consapevole che l'ambiente turco avrebbe potuto essere ostile alla mia
crescita spirituale».
Così, nonostante la fiducia «nei piani imperscrutabili del Signore Dio», una
domanda l'assillava: «Signore, ma perché proprio dai musulmani mi vuoi
mandare?». Alla fine saltò tutto, per questioni burocratiche: «Dio stava
lavorando per me». Legrottaglie s'è convertito, diventando «un inviato di
fede», solo dopo aver attraversato i peccati della vita precedente, «tra
belle donne e tanti soldi, un fighettino con le meches bionde e la fama di
tiratardi». Ritrovò la fede sulla via di Siena, grazie a un compagno
(credente), Tomas Guzman.
Da lì, non è più stato lo stesso. «Credo che la fede sia un po' come il
calcio - scrive nell'ultimo capitolo - se non ti alleni non combini nulla.
La fede va coltivata, lo spirito deve essere allenato, altrimenti per il
Diavolo è facile insinuarsi e vincere. Il Male gioca in contropiede. Un
cristiano di fede solida deve saper tenere alta la linea difensiva e
lasciarlo sempre in fuorigioco». Il suo mestiere, insomma.
di: Massimiliano Nerozzi
da: lastampa.it
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